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The Internet Journal of the International Plato Society


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Giardina, Giovanna R.

Fisica del movimento e teoria dell'infinito.

Analisi critica di Aristotele, Phys. III.
2012. 329 S. 32,50 Euro. 14,8 x 21 cm. 978-3-89665-581-3.
(Symbolon Bd. 40)

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Con questo lavoro sui problemi del movimento e dell'infinito nel terzo libro della Fisica aristotelica, Giovanna R. Giardina fa seguito ai precedenti commenti dedicati al libro I (questione dei principi) nel 2002, e al libro II (questione delle cause) nel 2006. Ho parlato di commenti perché lo stile esegetico dell'autrice consiste in un confronto molto ravvicinato con il testo, che include la discussione di problemi testuali, semantici e naturalmente concettuali, e si vale puntualmente di un assiduo confronto da un lato con la tradizione dei commentatori, da Alessandro a Simplicio e Filopono fino a Tommaso, dall'altro lato con la letteratura critica (il volume offre anche il prezioso contributo di uno status quaestionis critico e una storia degli studi moderni relativi al problema del movimento). La forma del commento è del resto resa necessaria dal tormentato movimento di questi testi aristotelici, che sono eminentemente dialettici: uno sguardo più distanziato non potrebbe che portare a una semplificazione eccessiva o a un fraintendimento dei problemi sui quali si affatica l'analisi aristotelica. Il risultato più rilevante della ricerca di Giardina mi sembra consistere nella distinzione sottile ma illuminante fra i concetti aristotelici di energeia e di entelecheia. Questa distinzione permette di chiarire due aspetti tanto centrali quanto paradossali della teoria aristotelica. Il primo è la definizione del movimento come "entelechia di ciò che è in potenza"; il secondo è la definizione dell'infinito come potenzialità priva dell'orizzonte della energeia, che risulta pensabile nella tensione fra la potenza e l'entelechia di ciò che è in potenza in quanto tale. Giardina costruisce importanti analisi della questione del movimento, della causa motrice e del suo rapporto con l'ente in cui accade il movimento (che è al tempo stesso energeia del motore e entelecheia del mosso). Altrettanto puntuale l'indagine sulla critica aristotelica alle teorie sull'infinito proposte dai predecessori: ne risulta che per Aristotele quello di apeiron è un concetto tanto inevitabile per la comprensione del tempo, delle quantità continue, dello stesso movimento (sullo sfondo stanno i paradossi di Zenone), quanto aporetico se l'infinito viene concepito come sostanza o corpo. Queste osservazioni non rendono minimamente conto della ricchezza di contenuti del lavoro di Giardina, che resterà come un contributo indispensabile alla comprensione "fine" di alcune fra le più complesse pagine della Fisica aristotelica.

Mario Vegetti


GIOVANNA R. GIARDINA è professore associato di Storia della filosofia antica presso l'Università di Catania. Fra le sue pubblicazioni: due ampie monografie, con edizioni e traduzioni di testi, una su Giovanni Filopono matematico tra Neopitagorismo e Neoplatonismo (1999), e un'altra su Erone di Alessandria. Le radici filosofico-matematiche della tecnologia applicata (2003); due studi sulla Fisica di Aristotele: I fondamenti della fisica. Analisi critica di Aristotele, Phys. I (2002) e I fondamenti della causalità naturale. Analisi critica di Aristotele, Phys. II (2006). Per l'editrice Aracne ha pubblicato La chimica fisica di Aristotele. Teoria degli elementi e delle loro proprietà. Analisi critica del De generatione et corruptione (2008); Aristotele. Sulla generazione e la corruzione, Introduzione, traduzione e note di G.R. G. (2008); Sull'anima II. La fisica dell'anima e delle sue facoltà sensoriali, Introduzione, traduzione e note di G.R. G. (2009).


With this work on the problems of motion and infinity in the third book of Aristotle's Physics, Giovanna R. Giardina follows up on her previous commentaries on book I (the issue of principles) in 2002, and book II (the issue of causes) in 2006. I say commentary because the author's exegetical style approaches the text in great detail, discussing textual, semantic and, of course, conceptual problems, and makes regular use of an assiduous review, on one hand, of the tradition of the Commentators, from Alexander to Simplicius and Philoponus up to Thomas, and, on the other hand, of the critical literature (the book also offers a valuable contribution to a critical status quaestionis and a history of modern studies related to the issue of motion). The commentary form is necessary, after all, because of the difficult movement of these Aristotelian texts, which are eminently dialectical: a more removed survey could only lead to oversimplification or misunderstanding of the issues to which Aristotle's analysis strives.

The most important result of Giardina's research is the subtle but illuminating distinction between the Aristotelian concepts of energeia and entelecheia. This distinction clarifies two aspects both central and paradoxical of Aristotle's theory. The first is the definition of motion as ôentelechy of what is in potentiality qua suchö, the second is the definition of infinity as a potentiality outside of the horizon of the energeia, which is thinkable in the tension between the potentiality and the entelechy of what is in potentiality qua such.

Giardina develops some important analyses of the issue of motion, of the efficient cause and of its relationship with the entity in which the movement happens (which is at the same time the energeia of what moves and the entelecheia of what is moved).

The investigation on Aristotelian critique of the theories of the infinite proposed by his predecessors is equally detailed: it turns out that for Aristotle the apeiron is a concept as inevitable for the understanding of time, of the continuous quantities and of motion itself (in the background there are Zeno's paradoxes), as aporetic if the infinite is conceived as substance or body.

These observations do not do enough justice to all the rich content of Giardina's work, which stands out as an indispensable contribution to a fine understanding of some of the more complex pages of Aristotle's Physics. (Mario Vegetti)



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